Prima persona singolare. di Murakami Haruki.

Come nei migliori trucchi di magia, il trucco c’è ma non si vede. Nei miei mesi di assenza, ho continuato a leggere ma ho fatto di questa esperienza un qualcosa di privato, intimo. Proprio questa ricerca di intimità con me stessa, o con quello che ero e non trovavo più, avevo bisogno di letture forti, letture delicate, altre invece estremamente sconvolgenti.

Prima di andare a lavoro ricordo di aver fatto una piccola sosta in libreria, uscendo come sempre carica di libri e con il cuore contento. Era appena uscito “Prima persona singolare” di Murakami, e ricordo anche di aver cominciato subito a leggerlo. Non amo i racconti, li sento privi di spessore e non rendono possibile che un libro possa avere un’anima, ma mi concedo delle eccezioni.

Fin da subito ho capito che quella prima persona singolare non era quella dell’autore, ma di sua moglie… In otto racconti ha messo gli eventi cardine delle loro vite, raccontando con la sua voce l’incontro, l’innamoramento, le tentazioni, i dubbi, tutto ciò che a volte in prima persona non si riesce a dire con la voce.

Vi riporto la trama:

Traduttore: Antonietta Pastore
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2021
In commercio dal: 9 marzo 2021
Pagine: 152 p., Rilegato

Se questo libro fosse un disco, magari uno della leggendaria collezione di Murakami, sarebbe un concept album. Otto racconti molto diversi ma uniti dallo stesso «strumento» suonato: la prima persona singolare. Un Murakami davvero inedito, non solo perché sono nuove le storie che racconta. È nuovo il modo in cui si mette in gioco: otto diversi modi di dire «io», per parlare a tutti.

«La “prima persona singolare” di Murakami osserva la vita da un punto preciso, lì dove la realtà deraglia e il particolare si fa universale. Questo libro ci svela che davvero esiste un mondo, un altro mondo, dentro al nostro» – Laura Imai Messina

Murakami Haruki è da solo in viaggio nel nord del Giappone quando decide di fermarsi per la notte in un ryōkan, le tipiche locande di montagna giapponesi. Ad accoglierlo un locandiere vecchissimo e di poche parole e un gatto che appare altrettanto decrepito. Ma che importa, il posto è accogliente e poi non c’è altro disponibile nei dintorni: anzi, Murakami decide di approfittare del bagno termale per rilassarsi. Ed è lí, tra i vapori dell’acqua calda, che entra una scimmia: «Buonasera», dice la scimmia, «vuole che le lavi la schiena?» La scimmia ha imparato a parlare dal suo antico padrone, un professore di Shinagawa, un quartiere di Tōkyō, ama ascoltare Bruckner (apprezza in particolare il terzo movimento della Settima sinfonia) e ha una vita molto interessante alle spalle. La racconterà al nostro narratore poco dopo, in camera, mentre si bevono una Sapporo come due vecchi amici che, complice la notte, aprono il loro cuore intorno al tema dei temi: l’amore, l’amore romantico e quello erotico, la solitudine e il suo opposto, il desiderio e ciò che significa nella vita degli esseri viventi. Pare proprio che, con la raggiunta maturità anagrafica e artistica, Murakami Haruki abbia deciso di puntare il telescopio della sua arte verso l’interno, verso quella «prima persona singolare» che nelle opere precedenti restava nell’ombra. E per farlo ci regala otto racconti in cui dice «io», otto gemme che anche quando sconfinano nei mari del fantastico non rinunciano alla sincerità, al calore della confessione, all’emozione di un cuore per la prima volta messo a nudo.

Nel primo racconto parla dell’incontro con una donna che compone versi e fa riflettere su cosa rappresentino davvero le parole, delle sostanze astratte che di notte prendono le forme dei corpi umani, si fanno guidare dal vento e poi temono di finire in mani estranee. Proseguendo con gli altri racconti sono tante le metafore da cogliere, le onde da attraversare, la bruttezza delle donne, le maschere, la scimmia che ruba i nomi delle donne di cui si innamora…

Questi racconti sono delle confessioni a volte brutali di sincerità, di confidenza e d’amore. Come sempre Murakami mi fa tremare il cuore…

Manu

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